mercoledì 27 ottobre 2010

6 – Dall'agosto 2006 al settembre 2008

Vi racconto in questo capitolo i due anni che seguono.
Che i problemi sono rimasti gli stessi, è chiaro fin dai primi raduni dopo le vacanze.
Jason va sempre a  Pieve una volta la settimana, sempre accompagnato dal padre, uscendo prima da scuola per starci di più. Ma, una volta in palestra, Frizzo viene chiamato da una parte, ad allenarsi con i migliori giocatori d'Italia (Mondello e Piacentini), Jason deve restare dall'altra, con le seconde linee. Persino in occasione di uno stage, vengono fatti viaggiare separati.
Jason patisce pesantemente questa disparità di trattamento. Oltretutto ha 15 anni, molti problemi a scuola dove gli insegnanti non accettano le sue assenze per gli open della nazionale e le sue uscite anticipate. È sempre più chiuso e rabbioso. In cambio di molte rinunce e molti problemi, non solo non gli vengono dati stimoli, consentendogli qualche volta di giocare con i campioni, ma capita  che sia costretto dal nuovo allenatore Antonio Gigliotti a giocare con ragazzi molto meno forti di lui e invitato a rivestirsi e andarsene se non si “allena bene”. Se pensiamo che era uscito prima da scuola  e lui e il padre si erano fatti 80 km su una strada infernale (Autolaghi e Tangenziale di Milano), ha un senso? E soprattutto cosa significa allenarsi bene, in queste condizioni?
Ho sempre tenacemente tenuto miei figli alla larga dal vittimismo e dalla sindrome di Calimero il pulcino nero. Anzi, quando tornavano da scuola lamentando che questo o quell'insegnante li prendevano di mira, o quando davano la colpa ad altri dei loro errori, si beccavano punizione doppia.
Ma in certi momenti di questa storia è stato davvero difficile anche per me non cedere, non vedere la persecuzione (inspiegabile peraltro) in certi comportamenti.

Roberto affronta la questione con il presidente: chiede solamente di investire un po’ di più su Jason visto che comunque i risultati sono buoni, senza togliere niente a nessuno. D’Ambrosio dà due risposte.  
La prima è che Deniso non vuole allenare un ragazzo che vede solo una volta alla settimana, non è il suo metodo.
La seconda, udite udite, è la seguente: ­ - Jason è in prestito, non posso investire con un vincolo così precario.
Roberto non può immaginare di essere preso in giro. E come potrebbe? Pensate che è il Tennis Tavolo Angera a far fare a Jason tutte le visite mediche necessarie per l'attività!  
Quindi il padre insonsapevole assicura il presidente che se la società si fosse comportata correttamente Jason ci sarebbe sempre stato, come del resto è accaduto per cinque anni.
E prende la decisione di portare Jason due volte, con enormi difficoltà. Immaginatevi come la prendono a scuola!
L'allenatore Bobocica, che da tempo ha intuito le potenzialità di Jason, propone al presidente di farlo venire ad abitare a Pieve Emanuele dal settembre 2007, in una delle foresterie della società. Ma il presidente lascia cadere, non ha soldi, non è interessato, non c’è posto.
Ma noi siamo già rincuorati, perché all’inizio della nuova stagione Deniso inizia a prendere a cuore anche Jason e a inserirlo gradualmente nel gruppo dei migliori. Anche con Gigliotti i rapporti migliorano. Ci va bene anche vedere che nostro figlio venga assai utilizzato per fare da sparring a quello che loro ritengono il nuovo giovane emergente dal loro vivaio, riteniamo che sia giusto così, che faccia per un altro ciò che viene fatto per lui. Lo sport deve anche educare, no?
Solo con D’Ambrosio permangono i problemi. In tutti questi mesi, l'atteggiamento del presidente nei confronti di mio figlio (e nostri) non cambia: quando ha bisogno lo corteggia, promette "faremo, costruiremo, firmeremo… “(e non abbiamo mai firmato niente), e appena ha ottenuto il risultato lo mette da parte. Continua, e continuerà fino alla fine, a non pagare per lui le quote di iscrizione ai tornei. Le paghiamo noi, e io mi sento come una che paga perchè quella schiappa di suo figlio vada in campo. Mentre invece mio figlio porta al successo i colori della sua squadra!

Jason disputa tutti i tornei regionali, non solo quelli più prestigiosi, o solo i nazionali: gli abbiamo insegnato che è una questione di rispetto verso la sua squadra e verso coloro che lavorano per organizzare questi eventi. E anche verso se stesso: più gioca, più cresce.
E difatti cresce, i risultati sono lì a dimostrarlo.


Ma è inutile chiedere, parlare, cercare un dialogo. Orrmai noi abbiamo capito come lavora D'Ambrosio. Imprenditore capace e lungimirante, questo lo possiamo ammettere, ma nella sua filosofia la società è lui e solo lui, tutti gli altri sono comparse. Fino al momento in cui ha bisogno di te: allora ti parla, ti affabula propria, la società si trasforma magicamente nella Famiglia, con la F maiuscola, e si appella alla tua lealtà.
Ora, sentite questa.
E’ inverno, siamo all'aeroporto della Malpensa. La nazionale giovanile sta partendo per l'Ungheria. Io ho qualche dubbio che in Federazione abbiano fatto tutto per bene, perché Jason non ha il passaporto. Ma Roberto mi tranquillizza: avranno un permesso comune, no?
Non ce l'hanno, nessuno ci ha pensato: Jason e Frizzo, in possesso solo della carta d'identità, vengono bloccati all'imbarco. Siccome io me l'aspettavo, mi son portata il passaporto, su cui compaiono i miei figli. Come dire: se sull'aereo salgo anch'io, Jason può partire. Il posto c’è, sono in ferie, nessun problema.
Invece il problema c'è: Frizzo, l'amico e compagno, che rimane a terra. Ci consultiamo, ma la decisione è scontata: Jason resterà a casa con il suo compagno.
Allora per chi la società è una famiglia?

Risultati di Jason in questi due anni:

2006/2007  
Campione Italiano Juniores nel Doppio Maschile
Argento Juniores Doppio Maschile
Argento 3° Categoria Doppio Maschile
Argento 3° Categoria Doppio Misto
3° in Campionato Nazionale Serie B2

2007/2008  
Campione Italiano Juniores nel Doppio Maschile
Campione Italiano Juniores a Squadre Maschile
Bronzo Juniores Doppio Misto
Bronzo Under 21 Doppio Misto
5° in Campionato Nazionale Serie B1
7° Campionati Europei Praga
3° al Torneo Naz. Under 21 di Terni 
3° al Torneo Naz. di 3° Cat. Doppio M. di Cortemaggiore
2° al Torneo Naz. di 3° Cat. Doppio M. di La Spezia
3° al Torneo Naz. Juniores di Este (PD)



20 commenti:

  1. Continua questa storia pazzesca.

    Michele

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  2. ... tutto farebbe presagire a un bellissimo lieto fine, alla "Mila&Sciro" o robe simili. Ma se siamo qui a leggere questa storia, temo che non sarà così ...

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  3. Non ho parole, veramente, davanti alla prepotenza di certa gente. Posso capire che i guadagni siano impensabili, ma trattare un ragazzo in questo modo e' inumano, disgustoso.

    Eleonora

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  4. E' insopportabile come non si metta cuore in nulla!!!
    Ormai siamo in balia di una follia dilagante!
    La mancanza di rispetto verso il prossimo, l'ignoranza sono le piaghe peggiori che questo mondo non vuole proprio sanare!!!!
    Continua a raccontare non fermarti...
    CHE SEMPRE L'IGNORANZA FA PAURA ED IL SILENZIO E' UGUALE A MORTE (GUCCINI)

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  5. Sempre di più senza parole... Non capisco proprio questo accanimento. Ma una volta che c'è una ragazzo talentuoso e serio, con una famiglia di questo genere dietro, perché fare così? Bravi, perché s ein tutto questo tempo Jason non ha sbroccato, è anche merito vostro!!!
    Barbi

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  6. Da ex presidente di A.S. non comprendo certi atteggiamenti. Se un mio tesserato (in possesso di certificato FISB) mi chiedeva il nulla-osta non ho mai rifiutato il mio assenso. Trattandosi di sport "minori" senza interessi economici e gravitando tutti SPORTIVAMENTE negli stessi ambienti avere giocatori insoddisfatti e correnti denigratorie non è mai parsa una soluzione intelligente. Gli ammutinati (ammesso che lo fossero) ho sempre preferito sconfiggerli sul campo, con onore. Parlano per me i titoli vinti. Quindi inviterei questi signori a essere più sportivi.

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  7. Leggendo l'inizio del post ho avuto un immediato senso di negatività anche nei confronti dell'amico. La fine del post me l'ha amplificato. Se un mio amico anche a 14 anni avesse ricevuto un trattamento "dispari" rispetto al mio, io mi sarei... allenato dall'altro lato. Le colpe del presidente sono evidenti, anche se non chiaramente motivate ma vorrei dire che emerge una sorta di connivenza da parte di allenatori/compagni/amici.

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  8. Temo che siamo solo all'inizio.

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  9. ma questo è sport?
    lo sport non dovrebbe servire a far crescere lo spirito ed educare alla "sportività" (scusate il gioco di parole) nei giovani?

    Paolo

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  10. Da ex sportiva agonista mi ritengo fortunata a non aver incontrato ignobili personaggi come quello in cui si è imbattuto Jason.
    Spero che alla fine il buon senso prevalga e che tutto si risolva perchè vedere un ragazzo che si allontana dallo sport in questo modo fa tristezza. Perchè spegnere il sogno e la passione di un ragazzo in questo modo?
    Jason non scoraggiarti e non smettere di amare il tuo sport per nessuna ragione al mondo.

    Simona

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  11. Mi spiace umanamente per Jason.
    Non conosco assolutamente questo mondo, ma ritengo che i talenti debbano essere valorizzati e non
    mortificati.
    Federica

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  12. Non capisco questo atteggiamento in un ambiente che dovrebbe essere prima di tutto un ambiente di sani principi quasi ad essere una sorta di "seconda famiglia" per questi giovani.

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  13. Non conosco bene il mondo dello sport nè, in parrticolare, quello della disciplina praticata da Jason. Non voglio quindi entrare nelle problematiche tecniche che sono state esposte nè tantomeno nelle relative polemiche. La visione sicuramente parziale avuta dalla lettura del racconto delle vicende sportive mi porta piuttosto ad una riflessione che va oltre. E' giusto per un adolescente essere coinvolto in queste controversie portate avanti da adulti (genitori piuttosto che allenatori, direttori sportivi, ecc...). Non è forse troppo caro il prezzo che Jason sta pagando per poter vedere affermato il suo talento? Tra l'altro, mi sembra di capire, che tutta la famiglia ne stia portando il peso ...E' giusto che Jason sacrifichi istruzione, amicizie, gioventù? Siamo sicuri che non sia imprigionato in una fitta rete tesuta da altri? In fondo non ha avuto alternative ... Al di la dell'orgoglio che ogni genitore ha verso i propri figli, quanto del papà e della mamma di Jason c'è nella vita che lui attualmente è costretto a vivere? Vorrei che i genitori riflettessero, andando oltre l'apparenza del problema, magari aiutando Jason a cercare la sua vera propria identità, non pre-costruita o imposta da altri.
    Jason è un essere umano, non un burattino e forse le sue attese sono fortemente influenzate dall'ambiente e della cultura ricevuta. E' in grado di fronteggiare lo stress derivante dalla situazione in cui si trova ?
    Andando ancora oltre. Come sta vivendo questa situazione il fratello?

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  14. Male male molto male.
    Ma quanto è bravo questo ragazzo, però! :)

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  15. Immagino la delusione che prova questo ragazzo nel vedere come il suo talento e la sua passione vengono usati e non riconosciuti.
    E' triste...

    paola

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  16. Soffro sempre di più, nel leggere questa storia. Ma possibile che nello sport, che si basa su principi nobili, esistano persone così false, opportuniste, meschine?
    Francesca

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  17. Caro Jason,
    non ti conosco. Conosco poco anche tua madre, ma da quel poco capisco quanto ti voglia bene e quanto si mortifichi per non essere stata a suo tempo un docente di diritto sportivo (come se fosse normale esserlo per portare un figlio a giocare...). Leggendo delle tue vicende tramite lei intravedo la meschinità di quello che ti è capitato per la piccolezza di cui solo alcuni uomini son capaci. Forse non riesco neanche ad immaginare la tua delusione, a tratti la rabbia. Cercando su internet e leggendo le parole di controparte mi sono convinto ancora di più di quanto abbiate ragione... Ma una cosa da sportivo "credente e praticante" mi sento di dirtela. La passione per lo sport, come tutte le passioni è inarginabile. Possono farti ogni meschinità, ostacolarti, rallentarti... i titoli, i trofei, le categorie sono tutte convenzioni. Quando scendi in campo, gli altri satnno fuori. Sei tu o siete voi (in doppio) contro l'avversario che improvvisamente perde nome. Nessuno può fermarti. La grazia del gesto, l'energia, il cervello, la passione che hai si esprimono nella partita ovunque sia giocata e qualunque cosa ci sia in palio. Tu devi essere fiero di ogni singola partita che hai vinto o perso giocando onestamente, con coraggio e lealtà. Devi essere fiero di aver continuato quando molti avrebbero smesso. La vita è un'obbligazione di mezzi, non di risultati. Due vecchi cercatori d'oro hanno passato la vita insieme a raccoglier pagliuzze nel fiume. Il giorno prima della morte di entrambi uno trova una pepita da 50Kg. Chi è stato migliore? Nessuno, Jason.

    Fine del polpettone!

    E comunque se digiti il tuo nome su google vengon fuori coppe, trofei, campionati vinti 14-12 alla quinta... se digiti il nicola d'a... viene uno che piega le sbarre di ferro col collo, uno cacciato dalla Margherita e un pittore :-)

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  18. Storia vergognosa....

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  19. bravo foremanwriter!!!

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  20. Riflettevo sul commento lasciato dall'anonimo del commento #13 (un nick, una firma no?).
    Interessante spunto.
    È vero che spesso le famiglie spingono e in un certo senso forzano i figli quando notano in loro un qualche talento (nello sport come in altri campi penso che so, nella musica o nello spettacolo) come autorivalsa personale.
    Qui, in questo racconto, non avverto una spinta simile: almeno io percepisco sempre il coinvolgimento e l'ascolto delle volontà del ragazzo nelle scelte che non mi paiono mai obbligate e senza alternative ma collettive della famiglia. Un genitore interessato solo all'affermazione del proprio figliolo non lo fa rinunciare alla trasferta.
    La VOCE di Jason io la sento forte e chiara ed è una bella voce, lucida, matura, consapevole. Da persona insomma, non da burattino. Che sceglie di vivere e affrontare così giovane le situazioni spesso da solo, andando in prima persona a parlare coi professori, cercando di risolvere problemi. Si tesse la sua rete di amicizie al di là degli intrighi, mantiene (difficile se la scelta non è condivisa e solo imposta) la GIOIA di giocare.
    Trovo semplicistico in questo caso liquidare il tutto come sfogo di genitori frustrati solo perché la voce narrante è quella della madre.
    Può essere in effetti il primo pensiero di un lettore frettoloso (si liquida tutto spesso in modo facile facendo di tutte le erbe un fascio con spicciola analisi) ma credo proprio che qui le cose stiano diversamente.

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